Boris: si ride per non piangere.

Qualcuno di voi saprà che recentemente è tornato su Netflix la serie TV Boris, diretta da Luca Manzi.

Come ogni volta che guardo questa serie mi vengono in mente una serie di considerazioni, che mai sono riuscito a mettere su carta. Innanzitutto,
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https://it.wikipedia.org/wiki/Boris

Di cosa parla Boris?

La trama è incentrata su una serie di personaggi che ruotano al set televisivo di una fiction italiana chiamata occhi del cuore. E c'è dentro tutto il peggio dello stereotipo italiano che da tanti anni conosciamo.

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Precariato

Una delle prime scene di Boris, si apre con il protagonista Alessandro che cerca di farsi strada nel campo della TV. Il suo sogno di diventare regista avrà un brusco arresto, perché si ritroverà a fare la gavetta, o come dicono i personaggi a fare
lo schiavo. Portare i caffé, le pizze agli attori, che ben poco ha a che fare con la regia. Ma questo è il mondo della tv.

"non è proprio un contratto... E' una specie di assicurazione, capito diciamo per noi. Cioè noi ci assicuriamo che qualora tu ti faccia male, noi nun ce siamo visti, nun ce conosciamo, non abbiamo nessuna responsabilità, chiaro?"

Nonnismo

Se da un lato ci sono gli stagisti schiavi, dall'altro lato c'è la vecchia guardia che mai e poi mai vuole mollare i privilegi che ha assunto. Ne consegue non solo incapacità e sfruttamento degli stagisti.

Si oggi me vedi distratto, nun ce fa caso perché… come se dice, no… ehm… Nun me va de fà ‘n caz-o!

Attori cani

Il chiaro intento di Boris è di evidenziare come la fiction girata sia imbevuta di raccomandazione a partire dagli attori. Ne consegue che gli attori, non selezionati per merito, siano dei cani. Cani ma ben pagati, che trasudano di egocentrismo e spesso mettono il becco negli aspetti di regia pur non avendo alcun diritto né competenza. I due attori Stannis e Corinna, sono spesso la causa di rallentamenti

"cagna... cagna maledetta"

La fotografia

Come ogni set che si rispetti, c'è un reparto fotografia, che si occupa di rendere la scena ben illuminata o che risalti l'aspetto drammatico o divertente di una determinata parte. Il tutto è gestito dal direttore della fotografia, Duccio, i cui suoi unici obiettivi sono prendere tempo e stare a pensare in roulotte.
E pensare in roulotte vuol dire sollazzarsi con la droga. D'altronde la fotografia nelle fiction italiane DEVE essere peggio di quella delle pubblicità

La fotografia fa schifo! E lo sai perché fa schifo? […] Perché lo vogliono loro! Lo vogliono loro! Nella fiction la fotografia non deve essere più bella di quella della pubblicità, se no la gente cambia canale: hanno pensato a tutto!

La qualità

è consapevolezza di tutti la qualità infima delle fiction italiane (almeno dell'epoca, si parla di una serie che ha più di 10 anni) e pertanto non ci si impegna troppo.
D'altronde all'italiano medio non importa, perché la TV d'autore, de sinistra, c'ha rotto il c***o.

Viva la mer-a!

Gli sceneggiatori

Se una fiction è fatta male, una delle responsabilità è sicuramente degli sceneggiatori, che nella serie sono rappresentati come i peggior fancazzisti. In metà della serie li ritroviamo su uno yatch a rilassarsi, al posto di scrivere sceneggiature.

Facciamoli scopà, così, de botto, senza senso.
GENIO!

Le conclusioni sono ovvie, si ride, per non piangere.